Venerdi 22 settembre ho avuto la possibilità di assistere al live degli Io Drama al Transilvania di Milano. Non mi dilungherò troppo nel decantare la grandiosità di questa band (vedi recensione cd “Viscerale”, postato in questo blog) e che inspiegabilmente non ha ancora il successo che merita, ma tributerò il giusto onore che si riserva a questi nuovi eroi dell’underground milanese, per prima cosa dispiace solo che abbiano suonato troppo poco per dare spazio ai due gruppi di “punta” che si sono succeduti sul palco nella serata e mi riferisco a “Yuppie Flu” e “Baustelle”.
Vi racconterò da bravo cronista ciò che chiunque fosse presente può confermare ovvero il tripudio riservato agli “Io Drama” di cui ho sentito solo dire belle cose dagli altri presenti, e il fatto che ci fosse moltissima gente sotto il palco che sapeva e cantava le canzoni, questo a differenza ad esempio della band successiva che dopo 10 minuti aveva mietuto numerose vittime da “noia”, chi ha potuto si era già messo in salvo dallo strazio correndo fuori dal locale con la scusa di dover fumare una sigaretta, personalmente ho deciso di fumare anche io pur di non rimanere là dentro (a proposito in certi casi dovrebbero fare come con i pacchetti di sigarette e avvertire che l’ascolto degli “Yuppie flu” nuoce gravemente alla salute e probabilmente invecchia anche la pelle).
Solitamente queste serate hanno in scaletta per primo il gruppo meno quotato per raggiungere l’apice con la band principale a fine serata. Beh venerdì è avvenuto il contrario, alle 22.30 c.a ora in cui gli Io Drama terminavano la loro esibizione era lecito poter lasciare il locale e fare ritorno a casa in quanto ciò che di bello c’era da sentire e da vedere era finito e come me lo deve aver pensato molta gente.
In modo dettagliato posso solo aggiungere che le canzoni proposte, nonostante non fossero inediti grazie alla nuova line-up della band (cambio del batterista) e agli arrangiamenti proposti in versione live ci hanno affascinato ed esaltato come se ad ascoltarli fossimo lì per la prima volta, mentre per la premiere della nuova canzone che è stata suonata proprio durante questa esibizione posso solo dire che le mie paure si sono dissipate subito. Il mio timore che non potessero eguagliare o superare quanto già scritto e suonato nel precedente album è svanito dopo i primi accordi, sono stato piacevolmente smentito e sono molto contento di questo.
Ora giunto alle conclusioni di questo post potete accusarmi di non essere obbiettivo, lo accetto e lo ammetto, non posso fare a meno di ascoltare la loro musica, semplicemente mi esaltano un casino e quindi lo confermo, la nostra missione è quella di fare in modo che sempre più persone ascoltino e apprezzino questo gruppo perché alla fine (parlo da musicista ed ex componente di una band) incarnano il sogno di ogni ragazzo della nostra età che si avvicina al mondo della musica e che non è tanto l’avere il successo (che comunque non è male glielo auguro con tutto il cuore) ma la consapevolezza di avere talento da vendere.
Grazie Io Drama continuate così e noi vi sosterremo sempre.

kukurbeu
…Io ne faccio parte lo ammetto. Molti mi criticano pochi mi seguono ma credo che essere cresciuto nel “Mondo Nirvana” sia stato un privilegio, il mondo del disagio di quelli considerati “diversi” perché hanno il coraggio di mostrarvi con la propria arte il mondo di merda in cui viviamo. C’è chi mi ha dato del fallito (tanti), non amo suonare canzonette orecchiabili e i miei testi sono pieni di rabbia e disagio. Sono un disadattato sociale per quel che dico, scrivo e canto??? Forse si ma fondamentalmente non credo di essere molto diverso da quelli che ascoltano musica “pop” celandosi dietro all’ipocrisia di testi mielosi che raccontano cazzate, solo che io sono quel che sono, alla luce del sole anche se questo non vi piace. La vita è un’altra, chiunque la mattina si sveglia, dal più povero al più ricco, non appena aperti gli occhi comincia ad affrontare i propri problemi, e perché fate finta che non ci siano??? Perché mi si accusa di essere un maniaco depresso che vive ed è felice solo quando pesca nel “torbido”??? Perché è quello in cui tutti viviamo o vi piace tutto quello che vi circonda??? Se la risposta è si provate a guardare fuori dalle 4 mura della vostra casetta per vedere quello che c’è e poi ditemi avete ancora voglia di ascoltare quelle stronzate che passa MTV??? Monotematico??? Palle!!!!!!!Tutti veniamo dallo stesso posto ma chi lo ammette e lo canta bastona alle orecchie di chi finge di non sentire, il nostro demo ai tempi fu bocciato perché poco commerciale, i locali preferivano le cover attuali e i nostri testi furono definiti troppo cupi per un pubblico che la sera vuole “divertirsi” e oggi la storia si ripete ancora…………gran bel divertimento quello attuale, tutti fighetti tiratissimi s’infarinano si inpasticcano musica a palla e boom la serata è servita!!!!!!!!………………preferisco scrivere e cantare ciò che vedo e quel che vedo non mi piace.
Qualunque genere sia rock, grunge, hip-hop amo quelli che hanno qualcosa da dire, quelli che rompono gli schemi quelli che si bruciano il successo ma rimangono fedeli alla propria musica quelli che rompono i coglioni di quelli che benpensano ed è un peccato che ci siano in giro così tanti ragazzi con un talento grandioso, ragazzi che hanno davvero qualcosa da insegnare e che rimarranno inascoltati.
Non mi piego a chi mi chiede musica che non mi appartiene e che non sento mia, tutti quelli che lo fanno sono non-invitati alla mia non-festa.
Datemi del fallito adesso, ditemi che la mia musica e quella di tanti altri come me non arriverà a nessuno che il mio talento musicale me lo sono giocato scrivendo cose che non sfonderanno mai. FATELO e sarò ancora più motivato nel proseguire per la mia strada.
“It’s better to burn out than to fade away”
kukurbeu
Raffinati e ricercati, eclettici e sperimentali, l'esordio discografico di questa band canadese non poteva essere più sconvolgente.
Pur strizzando l'occhio alla tradizione new wave di Joy Division e Talking Heads, gli Arcade Fire riescono a spaziare in ogni direzione, proponendo una sorprendente mistura alchemica, fatta di accostamenti assolutamente originali e soluzioni per molti versi coraggiose.
L'album ha inizio con la quadrilogia di Neighborhood e nel primo episodio dal titolo Tunnels scorgiamo atmosfere vagamente Pixies, mentre pianoforte e chitarra disegnano un tessuto sonoro delicato e magnetico che ci narra di luoghi remoti ed incantati.
Nel secondo episodio Laika all'incedere rock del pezzo fanno da contraltare atmosfere da sagra paesana, sottolineate dalla fisarmonica, in una bizzarra, quanto travolgente cavalcata sonora.
La trepidante Une Année Sans Lumiere spezza per un attimo la quadrilogia proponendo una ballata malinconica e struggente, con sorprendente cambio di ritmo finale alla Joy Division che spazza via le ombre.
La saga di Neighborhood riprende con il ritmo concitato e festoso di Power Out per concludersi con la riflessiva ballata 7 Kettles, che ricorda gli U2 di Rattle & Hum.
Se però credete che le emozioni siano finite, vi state sbagliando di grosso, perché l'album è appena entrato nel vivo del suo grande cuore pulsante.
La romantica Crown of Love è un crescendo danzante da orchestrina rock dalla bellissima, suggestiva trama di archi e con un improbabile, quanto mai azzardato finale in stile disco anni '70 (!).
Wake Up invece è un piccolo capolavoro: bellissima, toccante, trascinante e quant'altro...l'estrema sintesi di tutto il lavoro degli Arcade Fire.
Introspettiva eppure trascinante, spumeggiante e toccante allo stesso tempo, solenne, sempre intensa, il coro sontuoso del ritornello (cantato all'unisono da tutti gli elementi della band) ed il finale dal ritmo tipicamente anni '80. Che altro volete di più?
Mentre Haiti (e non poteva essere altrimenti) è esotica e giocosa, che pare di essere sdraiati su di una spiaggia caraibica, tra flutti spumeggianti, l'ipnotica e pulsante Rebellion (Lies) ricorda i primi Roxy Music.
In chiusura, la volatile, rarefatta In the Backseat, dalla voce tenue e dolente, la dolce sommessa melodia del pianoforte e gli archi singhiozzanti che scavano dentro alla nostra anima, lasciandoci ancora per una volta senza fiato.
Questi sono gli Arcade Fire, questo è Funeral, un album dedicato ad alcuni membri delle famiglie del gruppo, scomparsi durante la registrazione del disco.
E l'atmosfera che si respira non può che essere malinconica ed evocativa, di intensa commozione, a tratti struggente, ma senza mai trascendere.
Come si suol dire, gli Arcade Fire buttano il cuore oltre l'ostacolo e ci insegnano ad andare avanti con passione e con coraggio, cercando dentro di noi, nel nostro animo più profondo, nella nostra sensibilità, non soltanto musicale, la chiave per superare le prove più ardue che la vita ci propone. Senza mai arrenderci!
E anche in questo, gli Arcade Fire dimostrano di essere una band matura che sicuramente possiede una sensibilità e un'attitudine non comune, che ben poche altre band dei tempi nostri possiedono.
fakeplastic3
Nel 1998 a 4 anni dalla fine “ufficiale” del grunge iniziai a cercare gruppi che potessero sopperire al vuoto che i Nirvana avevano lasciato nel panorama musicale.
Su una rivista di secondo piano trovai un trafiletto che parlava dei “Marcy Playground” gruppo di Washington che l’autore dell’articolo definiva come elementi di spicco del rock alternativo americano.
Incuriosito e diffidente cominciai a cercare materiale che riguardasse la band ma inutilmente, nessuno aveva mai sentito parlare ne del gruppo ne tantomeno dell’album.
Una sera molto tardi su MTV passarano “Sex and Candy” il primo singolo estratto dall ’ omonimo album d’esordio dei Marcy Playground.
Mi innamorai subito del loro stile, e quella canzone per giorni mi rimase in testa in maniera ossessiva, un riff di chitarra semplice ma incisivo che smosse il mio entusiasmo ormai assopito da tempo.
Passarono parecchi giorni prima che riuscissi finalmente a reperire il singolo e successivamente l’album dei Marcy.
Una rivelazione assoluta, primo perché nulla di ciò che era stato scritto su di loro fino allora corrispondeva secondo me al vero, ero pronto a trovarmi difronte ad un vano tentativo di imitazione grunge e invece avevo trovato un vero nuovo stile, libero e indipendente da tutto quello che si sentiva in giro allora.
Oltre al singolo di cui vi ho parlato nell’album, perfettamente miscelate tra loro, si trovano splendide canzoni quali “Sherry Fraser”, “Opium”, “One more Suicide”,musiche splendide, testi mai banali, fantastiche “storie”, spesso non a lieto fine messe ottimamente in musica. Spazio anche all’ironia e alla riflessione sulla società moderna in “Vampires of New York”.
Nel singolo due b-sides “The angel of forever sleep” una delle più belle canzoni che abbia mai sentito (scaricatela e ascoltatela perché è un capolavoro) e “Memphis” di chiara fattura stelle e strisce.
Ero entusiasto di questo gruppo non potevo farne a meno e anche i miei amici (Gigant potrà confermarvelo) cominciarono ad apprezzarli e a seguirli…………insomma avevo deciso che dovevo diffondere il loro verbo nell’arido panorama musicale di fine millennio.
Il secondo album nel 2001 fu anticipato dalla partecipazione del gruppo alla realizzazione della colonna sonora del film “Cruel Intentions” con la canzone “Comin’ up from behind” e nonostante il buon riscontro di critica e pubblico soprattutto in francia e UK si capiva che qualcosa era cambiato.
L’album intitolato “Shapeshifter” non rispecchiava il loro primo lavoro, non tanto a livello qualitativo (è difficile ripetersi a certi livelli) quanto alle scelte operate in fase di studio.
I testi erano assolutamente deficitari seppur accompagnati da un buon sound; se il primo album “One more suicide” raccontava la vera storia di una madre che piangeva sulla riva del fiume la morte del figlio in “Secret Squirrel” nel secondo cd impariamo a conoscere le avventure di uno scoiattolo super eroe che lotta contro le forze del male tanto per farvi un esempio per capire le differenze sostanziali tra i due lavori…………in poche parole dalle stelle alle stalle.
La band si trovò di fronte a questo punto all’album della svolta: il terzo, quello che avrebbe dato l’impronta definitiva al loro stile. Un lungo tour americano nei principali festival del paese, l’uscita dal gruppo del batterista oltre a problemi vari ne ritardarano l’uscita.
Sul sito ufficiale (ora scomparso del tutto) tante notizie ma poche certezze fino al 2004 data in cui fu pubblicato “MP3” il loro ultimo album ufficiale.
Tenete presente che in Italia non è mai arrivato, per procurarmelo sono dovuto andare a Londra, e nella City fortunatamente la piacevole scoperta: i Marcy Playground avevano fatto la scelta giusta, seguire lo stile del primo album. Sinteticamente come già detto in precedenza ottimo sound e ottimi testi = ottimo lavoro.
Da segnalare “Jesse went to war” “Blood in Alphabet Soup” e la delicata “Death of a Cheerleader”.
Oggi dei Marcy Playground non abbiamo alcuna notizia, si parlava di un imminente uscita di una raccolta chiamata “B-sides” ma anche su internet nessuna traccia.
“Cold Dead Face” come veniva soprannominato John Wozniak, leader del gruppo, sembra sparito nel nulla da cui era miracolosamente comparso otto anni fa regalandoci un periodo d’oro nel mondo della musica post grunge.
Cosa dire??? io personalmente ci spero in un ritorno alla grande ma tutto mi fa pensare che sia stato uno splendido sogno dal quale ci siamo dovuti aihmè svegliare bruscamente.
Comunque grazie John “genio incompreso”.
Kukurbeu.
Fedeli frequentatori di “Mondo Nirvana” come preannunciato qualche giorno fa ecco la recensione dei “Pagoda”.
Prima di tutto permettetemi di ringraziare Fakeplastic3 che mi ha reperito il materiale in un batter d’occhio, seconda cosa devo porgere le mie scuse a tutti i colleghi che in ufficio sono stati sottoposti all’intensivo ascolto di questo album (ho ricevuto parecchie lamentele, alcuni insulti e una busta alla mia attenzione con un proiettile e un biglietto con scritto “Ce la pagherai bastardo”)……………che dire effettivamente o siete molto amanti del grunge come lo sono io oppure le canzoni sono un po’ pesatine “That day” ad esempio è entrato nel linguaggio comune, quando una cosa è pesante o rognosa è definita “That day” ormai……………. d’ altronde 10 minuti di urla disperate e suoni distorti per alcuni INSPIEGABILMENTE risultano inascoltabili (fantastica l’idea di interrompere all’improvviso il brano e di strappare letteralmente le corde della chitarra per poi riprendere a suonare successivamente)………………ehhhh siamo sempre meno cultori dell’arte.
Allora breve riepilogo i Pagoda sono un gruppo ancora “work in progress” in cui milita l’attore Michael Pitt che si è rivelato un ottimo songwriter unito all’esperienza come musicista e produttore di Luca Amendolara, l’album ufficiale dovrebbe uscire tra pochi mesi ma nel frattempo sul loro sito si può però scaricare il demo.
Grunge cupo e malinconico questa la peculiarità con cui si presentano, la hit è sicuramente la meravigliosa “Death to Birth” presente nella colonna sonora del film Last Days, nell’album ufficiale in uscita molto del materiale del demo sarà tolto o rimaneggiato per renderlo più “commerciabile” anche per i meno appassionati del genere, quindi mi aspetto un ottimo cd (nutro molta fiducia in questo gruppo) un giusto mix tra chitarre distorte, grida disperate e quel tocco di disagio che non fa mai male, unito a melodie delicate ma graffianti come nella migliore tradizione.
Certamente un prodotto di “nicchia” che però a mio avviso non dovrebbe mancare nei vostri lettori mp3.
Speriamo insomma che siano all’altezza delle aspettative (I believe) che li circondano e non deludano quei pochi ma esigenti fans.
p.s comunque sia peggio dei “Boris” non potranno mai essere quindi……………
kukurbeu
“Mondo Nirvana” è in continua evoluzione e arricchisce oggi il suo staff con un pezzo da 90. GiGant si occuperà di tutto ciò che riguarda l’underground milanese e la scena Indie-Rock internazionale, Fakeplastic3 “il re del download” seguirà le nuove tendenze soprattutto estere e alimenterà le polemiche con le sue “stoccate” irriverenti, mentre il sottoscritto, meglio noto come Kukurbeu, porterà avanti il progetto iniziale più inerente ai Nirvana e a tutto ciò che è strettamente correlato.
Sicuri di piacervi sempre più aspettiamo numerosi vostri commenti critiche e consigli.
A presto.
Dopo un attento e critico riascolto dei Raconteurs e dei Wolfmother la nostra impressione non è cambiata di una virgola, anzi si è andata ulteriormente rafforzando.
Sono due gruppi molto validi che fanno musica come pochi gruppi dei tempi nostri sanno fare.
La loro musica, pur affondando le radici nel sano vecchio hard rock degli Zeppelin e dei Black Sabbath, non è assolutamente un revival fine a sé stesso, una fuga dalla sterile realtà del rock moderno.
Il ruolo del critico musicale, di colui che recensisce album musicali, in cui noi ci cimentiamo in maniera del tutto dilettantesca e senza alcuna pretesa, ci porta ad identificare, ad etichettare eventuali similitudini con gruppi preesistenti.
Ma questo solo per facilitarne l'ascolto a chi non conosce il gruppo recensito, per identificare a grandi linee quello che il nuovo ascoltatore potrebbe trovarsi di fronte acquistando il cd, per indirizzare il potenziale ascoltatore verso qualcosa che potrebbe incontrare i suoi gusti musicali.
E lo stesso è valso per i Raconteurs e i Wolfmother, gruppi che vivono di una vita propria, hanno un loro preciso sound e sanno sfornare ottime canzoni, dispensare emozioni, partendo da un certo passato, ma rielaborandolo in maniera del tutto originale e riuscendo anche in alcuni frangenti a lasciarselo alle spalle in maniera sorprendente.
Quindi non tutto quello che ascolterete è qualcosa di già ascoltato, non temete...
Bisogna anche sapersi ispirare in maniera intelligente senza per questo diventare dei cloni di gruppi del passato, lasciare intuire il deja-vu, ma saperlo anche superare.
E sia i Raconteurs che i Wolfmother lo sanno fare davvero bene!
Lo Staff
Devo confessare che la freschezza di questa band californiana di San Francisco mi ha conquistato subito, fin dal primo ascolto.
Il sound che propongono è piacevole e solare, un indie-pop psichedelico, con contaminazioni sixties, ma sempre originale e ben congegnato.
L'album si apre subito con l'intro eterea e sognante, molto psichedelica, di Cut off yer thumbs, ma è con il ritmo sferzante alla Dandy Warhols dell'ottima Going Under che la musica entra nel vivo.
Nelle successive canzoni gli Oranger rivelano le loro influenze sixties con la graziosa Bluest glass eye sea e soprattutto la delicata, beatlesiana Shutdown the sun.
Con l'incantevole Tree bent gun la musica torna sognante, mentre di Just a little dumb piace soprattutto l'atmosfera scanzonata, pur senza eccessive pretese.
Ma con l'ottima solenne ed intensa Othersider l'album conosce uno dei suoi momenti più alti, confermato successivamente dalla soffice ballata di The writer (h.f.) e dall'impalpabile, inarrivabile Static on the high desert.
Finale indecifrabile con Sweet goodbye, una sorta di cartooniano rock'n'roll da saloon, e il reprise di Going under nella strampalata Delivered by compass.
Insomma gli Oranger riescono a stupirci, creando atmosfere fresche, raffinate e coinvolgenti, psichedeliche quanto basta, per un album da ascoltare tutto d'un fiato.
fakeplastic3