Mondo Nirvana

Un'isola "grunge" dove farsi una cultura musicale.
venerdì, 22 dicembre 2006

Leggenda di Natale

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l'inverno che uccide il colore
e un babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d'argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale
la storia d'un fiore appassito a Natale.

 

(Fabrizio De Andrè – Tutti Morimmo a Stento – 1968)

 

Lo Staff di Mondo Nirvana vi augura Buone Feste e vi dà appuntamento nel 2007.

postato da: kdcforever alle ore 17:40 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: nir-vaneggiando
mercoledì, 20 dicembre 2006

Sparta - Threes

Sparta è un gruppo alternative nordamericano formatosi in Texas ad El Paso, città di confine col Messico, nel 2001 dallo scioglimento degli At The Drive-In, band da cui provengono anche il visionario cantante Cedric Bixler-Zavala e il chitarrista Omar Rodriguez-López, futuri fondatori dei Mars Volta.
Gli At The Drive-In si scindono in due parti quindi, con i restanti tre musicisti, guidati da Jim Ward, a rifugiarsi negli Sparta, progetto emo-core con reminescenze del gruppo base.
Sparta non amano ricordare che vengono dagli At The Drive-In e ci tengono a sottolineare che loro sono altro. Ma è noto che dal passato è impossibile scappare, e la band texana non si sottrae a questa affermazione.
Le divergenze artistiche fra Sparta e Mars Volta risulteranno nel tempo talmente evidenti da sembrare quasi incredibile che ci sia stato un passato comune.
Lo stile di Mars Volta è di difficile accostamento a qualsiasi altra band. Approccio punk, strutture complesse, improvvisazione prog stile King Crimson e Van Der Graf Generator, psichedelia, tunnel sonori, manipolazione di suoni, strumentazione mastodontica. Un lavoro  corposo che divide in due nettamente, entusiasti e non entusiasti. Certo un gruppo abbastanza pesante da digerire se non dopo ripetuti ascolti.
Sparta sono invece più lineari, molto più schematici e naturali, privi di quella tensione all’eccesso fin troppo evidente in Mars Volta.
Non è facile trovare le parole giuste e gratificanti per descrivere i 12 brani di Threes, l'album del 2006 da poco uscito di Sparta. Contaminazioni in stile Jurassic 5, Coldplay, Queens Of The Stone Age presenti in questo lavoro tendono ad espandere il loro suono, utilizzando comunque solo 2 chitarre elettriche con intricate sovrapposizioni. Ricerca delle melodie e strutture che a volte sembrano uscire dalla classica forma canzone, dilatandosi nello spazio.
Brani che conservano la nervosa elettricità di sempre, con tempi più rilassati e arrangiamenti più curati che mai.
“Untreatable disease” apre il disco, un brano molto vibrante ed efficace. Una perla grintosa che ricorda i Feeder.
In “Erase it again” la voce di Jim Ward ricorda quella stupenda di Bono. Veramente un miglioramento prodigioso. Sicuramente il brano più radiofonico del disco.
Con “Unstitch your mouth” sembra che gli U2 abbiano incontrato i primi Radiohead. Pregevoli gli arrangiamenti orchestrati che danno spessore, profondità e un tono di drammaticità alla canzone.
La grinta esplode dirompente in “Weather the storm”, tra riffs corposi e maledettamente coinvolgenti.
Ancora più efficace risulta “Red right return”, un saliscendi di aperture introspettive e repentini cambi di tempo con pregevoli intrecci di chitarre e un ritornello che difficilmente si dimentica.
Chiude “Translations”, atmosfere alla Radiohead di “Pablo honey” soprattutto nella voce e nella chitarra, arricchita nel finale con coriste che sembrano prese di peso dal concerto in Hyde Park di Eric –slow hand-Clapton.
Bene, mi voglio sbilanciare. Sparta, una band destinata a durare a lungo ed a riempire le arene rock.

ROBOT5
postato da: robot5 alle ore 10:56 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: recensioni
venerdì, 15 dicembre 2006

La Top Ten del 2006 di Kukurbeu :

E anche il 2006 sta per finire, una anno che ci ha regalato delle belle scoperte musicali, alcune conferme e molte delusioni, in definitiva eccovi la mia personalissima classifica di quello che nella notte del 31/12 non butterò giù dalla torre:

 

Io?Drama – Viscerale – In assoluto il cd che di più ho ascoltato in questo 2006, soprattutto nei primi mesi, a questo cd sono legati anche molti molti ricordi quindi ci sono particolarmente affezionato.

The Fratellis – Costello Music – anche se recentissimo è balzato nei primi posti della classifica grazie alla loro carica e al loro sound, meravigliosi, la colonna sonora del mio trasloco, li ricorderò anche x questo.

Pagoda – Demo 2006 & Last Days Soundtrack – beh che dire??? Li ho osannati parecchio e non vedo l’ora che esca l’album ufficiale della band, ri-confermo Micheal Pitt è un genio.

Fabri Fibra – Tradimento – Mi ha fatto scoprire e in parte amare un genere a me del tutto sconosciuto l’HIP HOP, Fibra è un grandissimo e i suoi testi mi piacciono da impazzire, amo tutti coloro che in qualsiasi modo e con qualsiasi genere hanno un qualcosa da dire e non parlano solo di banalità e poi quanti km insieme ad agosto.

Wolfmother – Wolfmother – Splendida Australia, quest’anno mi ha stupito sfornando della gran bella musica, loro sono in assoluto i miei preferiti.

The Kooks – Inside in Inside Out – C’è voluto un pò prima che dessi loro fiducia, il loro cd ogni tanto spuntava fuori sulla mia scrivania e io li ignoravo, in realtà sono davvero un’ottima band e mi sono piaciuti molto.

Raconteurs – Broken Boy Soldiers – Jack White è un grande non devo aggiungere altro.

Mondo Marcio – Sono Solo un Uomo mix tape – Idem come Fibra, anche se nel confronto mi piace un pelino meno perché è più monotono a livello di ascolto, però il ribelle di Molino Dorino è un grande……..damn right Brò (ps la colonna sonora del mio viaggio il 6/8, una figata)

James Blunt – Back to Bedlam – Che bei momenti tristissimi, quando uno è a terra non c’è niente di meglio del buon vecchio James x piangersi addosso un pò e pensare che c’è chi sta peggio di noi, che sfigato!!!!

The String Quartet – Tribute to Nirvana – Le canzoni di Nevermind in versione strumentale eseguite e arrangiate da un’orchestra vera e propria, come accadde nel caso dei Metallica riproposti in chiave classica dagli Apocalyptica, piacevoli da ascoltare, bello scoprire come il mito sia malleabile e risultare sempre meraviglioso in ogni versione proposta.

kukurbeu

postato da: kdcforever alle ore 12:55 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: nir-vaneggiando
domenica, 03 dicembre 2006

Film School - Film School (2006)

Prendete i Cure, aggiungete un tocco di psichedelia ed atmosfere eteree e sognanti in perfetto stile dream pop: ecco a voi i Film School.
Questo quintetto di San Francisco (già, non si direbbe) suona molto "British style" e se la voce del cantante Krayg Burton ricorda per molti tratti quella di Robert Smith dei Cure, la loro musica, pur conservando una certa impronta new wave, strizza l'occhio allo shoegaze dei My Bloody Valentine e degli Slowdive.
Ascoltando i primi pezzi dell'album sembra di essere incappati nei nuovi Cure, vuoi per la voce, ma anche per certe atmosfere marcatamente new wave.
On & On è ottima come apertura, un pezzo orecchiabile e psichedelico di sicura presa, mentre Harmed suona molto Cure ultima maniera.
La psichedelica Pitfalls è uno dei pezzi migliori dell'album, trascinante, con un ritornello ipnotico di grande impatto.
In Breet tornano sonorità new wave, con echi Joy Division e un finale serrato.
Con la bellissima e dolcissima He's A Deep Deep Lake avviene invece la svolta che non ti aspetti: il pezzo è infatti etereo, intenso, sognante nei cori e tastiere, tanto da ricordare da vicino i My Bloody Valentine e gli Slowdive.
Dopo Garrison, indefinibile piece strumentale, con 11 11 per un attimo ritornano le atmosfere dell'inizio album, con chitarre psichedeliche e ritmica martellante, ma il pezzo risulta un po' troppo lungo e ripetitivo.
I due pezzi seguenti confermano la svolta eterea dell'album.
Sick of the Shame, con chitarre acustiche ed atmosfere rarefatte ed evocative pare una colonna sonora da film (Film School appunto) con un finale stile Verve, mentre Like You Know è una ballata eterea e spaziale di sconfinata bellezza, che ricorda molto da vicino gli Slowdive.
Per finire la languida P.S. con archi e tastiere in evidenza e finale psichedelico.
Insomma un album davvero interessante per questa giovane band che dimostra di avere talento.
Da tenere d'occhio.

fakeplastic3

filmschool 

 

 

 

 

 

 

  

postato da: fakeplastic3 alle ore 21:50 | link | commenti | commenti
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Utente: kdcforever
Nome: Giovanni Tedesco
Musicista paranoico e come tutti gli "artisti" strano e lunatico all'inverosimile.......

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