Mondo Nirvana

Un'isola "grunge" dove farsi una cultura musicale.
giovedì, 28 febbraio 2008

Linea 77 - Horror Vacui

Un titolo emblematico che accompagna fin dall’inizio la nascita dei nuovi brani e ne contraddistingue il mood: “Horror Vacui”. Letteralmente, dal latino, “paura del vuoto”. Il vuoto che spinge gli esseri umani a circondarsi di oggetti, spesso feticci tecnologici, per dare sollievo alle proprie mancanze umane, affettive e sociali. Non un dito puntato, ne un’accusa sparata nel mucchio, piuttosto la presa di coscienza di ciò che ci sta accadendo, nessuno escluso.

La band inizia a comporre, rimettendosi in gioco, lavorando su un doppio binario che affianca l’hardcore degli esordi ad un suono più dark. Una tensione inedita pervade le registrazioni, frutto anche dell’introduzione di una seconda chitarra, imbracciata da Dade. Dopo una pre-produzione di sei, sette mesi (molto di più che in passato), i Linea 77 si ritrovano ad avere tra le mani tredici pezzi.

A settembre 2007 volano negli States. Come per Available for Propaganda la meta designata è la scintillante e arsa Los Angeles, dove passeranno due mesi agli Skip Saylor Studios, in compagnia di Toby Wright, a cui si devono alcuni dei dischi fondamentali di gente del calibro di Korn, Metallica, Fear Factory, Slayer, Soulfly, Primus, Alice in Chains, Ozzy Osbourne e Kiss. Seguendo i consigli di Toby Wright, i Linea decidono di registrare le due chitarre e la batteria, in un’unica ripresa. Passano, quindi, la prima settimana di studio a provare e riprovare i brani e arrivano al giorno della registrazione caldi come l’inferno.

Riprodurre in studio l’energia live è un vecchio sogno che si avvera, la scelta si rivela la migliore possibile. Da questo momento in avanti si lavora su sovraincisioni, voci e miraggi. “Horror vacui” non sarà più solamente un’idea che balena e che tormenta, ma un album a fuoco, figlio di una band solida, coesa e convinta dei propri mezzi come non mai.

Ospite unico di “Horror vacui” è Tiziano Ferro, che ha prestato la sua voce e la sua penna per il testo di “Sogni Risplendono”. Il rapporto tra la band e il cantante nasce a seguito di un’intervista rilasciata da quest’ultimo, che confessò che un giorno avrebbe voluto collaborare con i Linea 77. L’occasione si presenta con “Horror Vacui” e il risultato è sorprendente, l’ennesima sfida vinta. Un Tiziano Ferro inedito, alle prese con quanto, apparentemente, di più lontano esista dal suo modo di fare musica, eppure straordinariamente convincente e nella parte.

Horror vacui è il disco con cui i Linea 77 si emancipano da loro stessi, da ciò che rappresentano. Una sfida vinta.

Per me, come sempre, cd dell'anno!!!!!!!

Kukurbeu

linea77

postato da: kdcforever alle ore 12:44 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: musica, recensioni, news
sabato, 02 febbraio 2008

Coda Di Lupo

Durante il viaggio in Messico mi dissi che al mio ritorno a casa avrei voluto vedere il tanto discusso film di Mel Gibson "Apocalypto" sui Maya, per rivedere i posti che avevo visitato in vacanza. In realtà la location dove è stato girato il film non era esattamente la stessa, ma la cosa importante è che mentre guardavo il dvd insieme ai miei compagni di viaggio mi sono reso conto di quanto sia stato fortunato e di che grande opportunità ho avuto andando in quei luoghi che sono e saranno per sempre nel mio cuore, in particolare con tanta malinconia, guardando quelle foreste mi è tornato in mente quando ci siamo perso nella giungla di Palenque alla ricerca del nostro pulmino che poi era ben un km più in alto rispetto a dove eravamo noi........che ridere.  Ma per dare un senso a questo post devo rivelare il finale del film (mi spiace quindi per chi non lo avesse visto). La pellicola molto cruenta in alcune sue scene mette in risalto usi costumi e modi di vita dei Maya, sanguinari, guerrieri, combattenti, cacciatori, astrologi, mistici, costruttori di opere e città stupende e tante tante altre cose. Ma la loro fine, come può sembrare dall'impostazione del racconto, non è stata dettata dalle loro lotte interne, ma da quelle enormi navi cariche di uomini bianchi che comparvero con le loro insegne di "pace" sulle splendide spiagge bianche in un caldo giorno autunnale di oltre 500 anni fa. A quel popolo in particolare, del quale ho amato le natie terre, e di tutti gli altri del continente nord e sud americano che sono stati eliminati dall'ipocrisia e dall'avidità di terra e sangue degli europei dedico questa splendida canzone, i cui versi devono risuonare come una sorta di tributo e di richiesta di scusa verso civiltà e culture di una misteriosa, affascinante e indimenticabile x me bellezza. Non dimenticherò mai questo viaggio, ne le persone che lo hanno condiviso con me.

Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai

E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema

e al loro dio goloso non credere mai.

E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai

e al dio della scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza per l'apertura della caccia al bisonte
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
- Per la caccia al bisonte - disse - Il numero è chiuso.

E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'università
dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace

e a un dio fatti il culo non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio perché non ho più memoria

e a un dio senza fiato non credere mai

Apocalypto

postato da: kdcforever alle ore 23:37 | link | commenti | commenti
categorie: nir-vaneggiando

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Utente: kdcforever
Nome: Giovanni Tedesco
Musicista paranoico e come tutti gli "artisti" strano e lunatico all'inverosimile.......

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